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mercoledì 26 agosto 2015

 DARA IVKOVIC
articolo di Pietro Antonucci
http://www.visitalatri.it/index.php/component/content/article/43-notizie/839-dara-ivkovic-torna-alle-fraschette

Ancora una "reduce" del campo d'internamento delle Fraschette che torna ad Alatri, ancora un pezzo di storia che si ricompone, un ulteriore tassello che si aggiunge alla ricerca - lunga e laboriosa - per ricostruire la memoria del campo.
Dara Ivkovic, 73 anni, è giunta sabato 30 agosto 2014 al campo delle Fraschette, insieme con il marito Ivan, 83 anni.
Di origine croata, ma da molti anni residente nella cittadina di Milton, nel Nuovo Galles del Sud (Australia), la coppia è entrata alle Fraschette accompagnata da Marilinda Figliozzi, che ha preso il primo contatto con i due graditi ospiti, la professoressa Maria Scerrato, il fotografo Peter Zagar e il giornalista Pietro Antonucci.

Dara, nata nel 1941, arrivò al campo delle Fraschette che era neonata e vi ha trascorso circa un anno, più altri sei mesi nell'ospedale "San Benedetto" di Alatri.
Che ricordi ha del campo, Dara?
Io non posso ricordare nulla della vita che c'era qui, poichè avevo un anno, solo un anno quando sono arrivata qui. I miei ricordi sono quelli di mia madre.
Con chi arrivò qui alle Fraschette e quando vi arrivò?
Arrivammo nel 1942, venimmo trasferiti dall'isola di Melada (isola croata, ndr), dove c'era un altro campo di internamento. Arrivai insieme a mia madre, che era nata nel 1915, a mia zia e a mia nonna.
Cosa le disse, poi, sua madre di questa esperienza alle Fraschette?
Mi parlava della fame e del freddo che abbiamo patito qui.
Cos'altro accadde al campo mentre la sua famiglia era qui?
Mi ammalai e sono stata ricoverata nell'ospedale grazie all'impegno e all'attenzione delle suore Giuseppine. A quel ricovero devo la mia vita, perché altrimenti oggi non sarei qui. Sono rimasta sei mesi all'ospedale e mia madre mi cercava disperatamente per sapere dove fossi e se stessi bene.

Chi la salvò? Ricorda qualche nome?

Mi salvò suor Carmelina, adesso sepolta nel cimitero di Barga, in provincia di Lucca. Sono e sarò sempre grata a lei e alle suore per avermi salvato la vita.

Aveva consapevolezza e coscienza del perché lei e la sua famiglia eravate state recluse prima a Melada e poi alle Fraschette?
Mio padre era un partigiano titino ed era ricercato per questo. Il suo nome era stato inserito in una lista speciale e credevamo che prima o poi ci avrebbero ucciso tutte.
Così non fu. Sa cosa successe dopo la liberazione di Alatri, avvenuta il 2 giugno del 1944?
Una volta usciti dal campo, in treno siamo tornati a casa, nell'attuale Croazia. Andammo prima a Roma e poi a Trieste. Per tornare a casa ci mettemmo otto giorni.
Dara racconta la sua storia mentre passa tra gli alberi e le baracche superstiti del campo, si ferma davanti alle baracche dove compaiono scritte in croato, poi arriva davanti alla chiesa diruta insieme con il marito (nella foto, in alto a sinistra): più volte la sua voce si blocca per l'emozione. Il pensiero va spesso, dice lei, alle suore che le hanno salvato la vita. Una breve visita che si conclude con abbracci, sorrisi e ringraziamenti per la piccola "delegazione" alatrense che li ha accolti e aiutati nel loro viaggio alle Fraschette.

Dara e Ivan Ivkovic hanno poi trascorso in totale due giorni ad Alatri, visitando anche la città e i suoi monumenti, prima di lasciare la Ciociaria direzione innanzitutto Barga, per andare a depositare un fiore sulla tomba di suor Carmelina, e quindi Zagabria.
"Sono stata poco ad Alatri - è stato uno dei suoi ultimi pensieri prima di partire - ma questo soggiorno mi ha dato molto di più di quanto mi attendessi".


si prega   di citare la fonte e l'autore dell'articolo in caso di utilizzo del testo   


 Foto di Peter Zagar



IL PERCORSO DI VITA DI SUOR CARMELINA Sr Carmelina, al secolo Maria Ippolito, è nata a Novoli (Lecce) l’8 settembre 1920 da una famiglia profondamente religiosa . Entrata nella congregazione delle Suore Giuseppine di Chambery, ha vestito l’abito religioso l’8 settembre 1939 prendendo il nome di Sr Carmelina. Ha fatto i suoi primi voti il 28 settembre 1942 e la professione perpetua il 14 settembre 1945. Dopo la prima professione religiosa, Sr Carmelina è inviata a Veroli per collaborare ad un servizio molto particolare verso i più derelitti,sotto la sapiente guida di Madre Mercedes Agostini, insieme ad altre consorelle. C’è la guerra e il Vescovo chiama questo gruppo di suore per assistere gli internati civili nel campo di concentramento delle Fraschette di Alatri, un servizio molto esigente e difficile. Il loro campo di lavoro comprendeva: scuola per i più piccoli, assistenza sanitaria, umana e spirituale; tutto si svolgeva in un’atmosfera di paura, di privazioni, di rischio. Questa è stata la pedana di lancio per la futura attività apostolica di Sr Carmelina.

Nel 1946 viene trasferita a Barga nella comunità del Conservatorio S. Elisabetta, come responsabile del Collegio per le numerose ragazze provenienti dai paesi vicini. A Barga Sr Carmelina resterà per 62 anni, stimata da tutti per il suo impegno apostolico e per la sua testimonianza di vita. Aveva una personalità forte, severa
e austera con se stessa, ma era aperta e generosa verso gli altri. La sua missione tra le giovani studentesse era facilitata dal suo modo di essere e di porsi...... Era ferma ed autorevole e la testimonianza della sua vita fatta di preghiera, di servizio, di sacrificio e di amore era uno stimolo forte per le ragazze per la loro formazione umana e spirituale. ( ................) Col passare degli anni, la sua salute cominciava a declinare e, nel 2008, è stato necessario trasferire Sr Carmelina all’infermeria della comunità del Casaletto, a Roma; ........ La sua partenza per il cielo è avvenuta l’11 gennaio 2012, con la stessa celerità che l’ha caratterizzata durante la sua vita.
http://www.barganews.com/wp-content/uploads/2012/02/Febbraio-2012.pdf
Concetta Ellul
articolo di Pietro Antonucci
http://www.visitalatri.it/index.php/component/content/article/43-notizie/777-concetta-ellul-storia-di-uninternata-alle-fraschette


Concetta Ellul, "Tina" per gli amici, arrivò al campo delle Fraschette insieme ai suoi famigliari che aveva pochi mesi. Insieme ad altre centinaia di anglo-maltesi, sudditi britannici espulsi dalla Libia (lei è nata a Tripoli, ndc), fu tra i primissimi internati al campo alatrense.
Correva l'anno 1942.
La piccola Concetta lasciò poi le Fraschette nel 1944, dopo avervi perso molti degli affetti più cari, tra cui il padre, un cugino e il nonno.
A settanta anni esatti di distanza, Concetta Ellul ha rimesso piede nel campo delle Fraschette.
La mattina del 5 giugno 2014 ha varcato il cancello del campo e con la mente e il cuore è tornata indietro nel tempo, alle sofferenze, ai disagi, alle paure di quegli anni oggi così distanti, ma ancora vivi, fortemente vivi, nel suo animo.
Ad accompagnarla in questo viaggio a ritroso il marito Roger Turner con il quale oggi vive nei pressi di Vancouver, in Canada. Con loro Marilinda Figliozzi e Pietro Antonucci, studiosi che da anni sono impegnati insieme a Carlo e Mario Costantini, in un'opera di ricostruzione storica e di conservazione della memoria di quelle che sono state le vicende delle Fraschette, i quali li hanno "guidati" nel breve ma intenso soggiorno alatrense.
L'ingresso al campo si è rivelato denso di emozioni fin dall'inizio: i sorrisi iniziali hanno lasciato subito lo spazio a una comprensibile trepidazione. Tutti quelli che le erano attorno hanno fatto silenzio: il momento era semplice, ma solenne allo stesso tempo. Ed era suo. Era solo suo. Il suo volto è stato come percorso dai rivoli dei ricordi, che sono emersi in maniera vivida. Sembravano di ieri... eppure sono trascorsi settant'anni!
Concetta si è arrestata davanti alla piccola chiesa del campo, ormai un ammasso di ruderi, poi mano nella mano con suo marito sono entrati dentro. Si sono soffermati a leggere le scritte lasciate da qualche vandalo, ma si capiva lontano un miglio che nella mente di Concetta si addensavano tanti pensieri.
Quindi, Concetta Ellul ha iniziato a parlare di quella che è stata la sua esperienza, tra racconti tragici, drammatici. Parole, espressioni, sensazioni raccolte dalle riprese video e dagli scatti fotografici di Valerio Nicolosi e Maria Novella De Luca. Ecco allora che sono riaffiorati le immagini delle prime baracche, ben diverse da quelle che ci sono ora, la morte del nonno e quella del padre, perito sotto il bombardamento del febbraio 1944 (in quello stesso episodio, il fratello di Concetta perse la gamba sinistra), gli stenti patiti per la fame, la morte di un piccolo cugino caduto in una pentola di zuppa bollente, la storia dei poliziotti che molestavano le donne, la madre divenuta cieca per le botte ricevute...
Signora Concetta, che effetto le fa tornare al campo delle Fraschette dopo tanti anni? La domanda la coglie nel profondo nel cuore e non riesce a trattenere la commozione... L'intervista finisce lì, ma alle lacrime sono seguiti ancora altri momenti pieni di ricordi, passeggiando tra la vegetazione spontanea e le baracche dirute. "Lo sapete? - ha detto la signora Concetta - La mia era una famiglia ricca e, quando morì mio padre nel campo, mia madre volle che fosse sepolto vestito di tutto punto". Un cenno all'opera del vescovo Edoardo Facchini e, poi, sono venuti a galla anche altri particolari delicati, inediti per certi aspetti: "Tina" Ellul ha affermato che nel campo vennero nascosti anche alcuni bambini ebrei per sottrarli al trasferimento verso i campi di concentramento e di sterminio.
Anche il giorno successivo è stata una giornata emozionante. Concetta e Roger si sono recati in Comune e, all'ufficio dello Stato Civile, hanno ottenuto una copia dell'atto di morte del padre di Concetta: da un vecchio registro del 1944, ecco spuntare il nome di Michele Ellul. La riapertura di quel vecchio registro è stato come un altro tuffo al cuore per "Tina". L'impiegata del Comune ha iniziato a leggere qualche riga di quell'atto per poi dire: "Suo padre è deceduto all'ospedale di Alatri". "Tina" ha fatto un cenno con la testa, un "sì" sommesso, coperto ancora dall'emozione. Nel pomeriggio ha ricevuto insieme a Roger la visita di alcuni parenti provenienti da Napoli, tra cui la figlia di una sorella anch'essa internata alle Fraschette. Infine, Marilinda Figliozzi ha consegnato a Concetta Ellul una copia di alcuni documenti, ingialliti dal tempo, in cui appare il suo nome insieme a quelli di tanti altri internati anglo-maltesi.
Sabato 7 giugno 2014, Concetta e Roger hanno lasciato Alatri, tra i saluti e gli abbracci di chi li ha accompagnati durante la loro permanenza: un'amicizia nata rapidamente, anche se giunta dopo innumerevoli scambi di email e informazioni, e vissuta con grande intensità.
Vita e cronaca di una piccola grande donna che la Storia ha portato ad Alatri.





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 Foto di Maria Novella de Luca 


 Concetta è una signora dolcissima, sempre sorridente, anche se la vita, in gioventù , con lei non è stata molto buona,anzi direi cattivissima
Il papà arrivò in Italia già ferito negli scontri in Libia con i soldati italiani. Concetta aveva solo 3 mesi e sa , dai ricordi dei parenti, di essere stata in vari posti , tra cui Fiuggi, prima di essere internata a Fraschette.

Insieme ai genitori e a lei c'erano anche altri 4 fratelli. Una sorella signorinetta fu più volte molestata dai soldati e la mamma divenne cieca a seguito di una caduta fatta per impedire che il marito venisse mandato a lavorare per i Tedeschi.

 Ma il signor Michele Ellul non fu comunque aiutato dalla fortuna , morì nel mitragliamento del campo del 15 febbraio del 44, e il figlio Vincenzo, che dormiva con lui perse la gamba sinistra.

Dal 25 febbraio si decise di trasferire a Fossoli tutti gli Anglo- maltesi, ma la famiglia Ellul rimase a Roma, in viale delle Medaglie d’oro dove fu curato Vincenzo e dove nacque il sesto fratello.


Anche il ritorno a casa , fu lungo e faticoso . La cosa incredibile (!) è che dopo aver ripreso una vita e un’attività normale , la politica di Geddafi li portò di nuovo fuori dalla Libia e Concetta si trasferì in Canada.
in questa foto del 18 luglio 1944 già si era riconosciuto dall' Australia Joe Pace: è l'ultimo bimbo a destra vestito di bianco. La terza bimba in prima fila da destra è Antonia Ellul , la sorella della Signora Concetta

Un paesaggio senza memoria.

Il campo “Le Fraschette” di Alatri


un articolo di Angelica Stramazzi pubblicato in 

Anagnia Sito Web di notizie/media

 http://goo.gl/qL8vy7

24 luglio 2015  


Chi l’ha visto? Chi sa anche solo che esiste? C’è un lager nel cuore della Ciociaria, messo su ai tempi del fascismo, uno dei duecento funzionanti. La scoperta per la cronista che qui ne scrive, è avvenuta per caso. E si scuserà se l’emozione induce a tirare subito la morale: bisognerebbe portarci gli studenti delle scuole, e raccontarne la storia. Per capire a che cosa porti il totalitarismo, e come esso sia esasperato nei suoi frutti malati dalla guerra: la memoria tastata con le mani e con gli occhi è educazione alla libertà.

La storia comincia un sabato pomeriggio di primavera. Userò la prima persona singolare per ragioni biografiche ed esistenziali: non saprei trattare asetticamente il senso di stupore per l’ignoranza indotta dal possente potere dell’occultamento del male. Ne sono testimone diretta e protagonista involontaria. In trent’anni, avendo sempre vissuto a pochi chilometri da quel vasto orrore, non avevo mai letto né udito dell’esistenza di quella realtà concentrazionaria.
Quel sabato dunque sento quel nome: “Le Fraschette” di Alatri, il lager delle Fraschette. Un nome così gentile associato al filo spinato. Il luogo di questa rivelazione è il Museo Vivo della Memoria di Colle San Magno, un piccolo paese in provincia di Frosinone, poco distante da Pontecorvo.
La curatrice del museo parla di un campo di concentramento fatto costruire dal regime fascista con lo scopo di internare i dissidenti del regime, tutti coloro che contrastavano la figura di Benito Mussolini. Resto di stucco: Alatri si trova a pochi chilometri di distanza dal paese in cui vivo, Serrone; eppure, mai saputo.


Riesco ad incontrare Peter Zagar, figlio di Josef Cirillo Zagar, uno dei tanti prigionieri del campo, deceduto nel febbraio del 2010. Scambio qualche chiacchiera con lui nel piccolo bar di Piazza Maggiore ad Alatri, poco prima di dirigerci all’interno della biblioteca comunale. E’ un caldo pomeriggio di inizio estate e la prima cosa che mi colpisce di Peter sono i suoi grandi occhi chiari, testimoni di un passato difficile da dimenticare.
«Pochi anni dopo l’inizio del secondo conflitto mondiale – mi spiega Peter – mio padre è stato messo su un treno che, dall’Alta Italia, ha impiegato tre giorni per arrivare al campo di Alatri. In questi tre giorni, il treno non si è mai fermato e tutti coloro che dovevano fare dei bisogni, dovevano farli nei vagoni. Queste persone sono state trattate come degli animali; anzi, peggio degli animali. Una volta arrivati alle Fraschette, mio padre e gli altri suoi compagni di viaggio hanno trovato un territorio completamente recintato; in ogni piccola cameretta, venivano sistemate dalle quattro persone in su. Era impossibile lasciare incustoditi i propri effetti personali perché non esisteva un sistema di controllo che impediva che gli oggetti di valore non venissero rubati.
Così, appena i prigionieri potevano allontanarsi un po’ dal campo, cercavano di sotterrarli facendo delle buche per terra con il tacco della scarpa. Mio padre mi raccontava che non ti potevi fidare di nessuno perché ogni persona era portata alla disperazione e tutto diventava una mera questione di sopravvivenza».
Bisogna vedere però. Arrivo alle Fraschette insieme a Peter, a Marilinda Figliozzi, per anni in forze all’Ufficio Cultura del Comune di Alatri e al giornalista Pietro Antonucci. La strada che porta al campo è un lungo sentiero di campagna ben sterrato, rettilineo, con poche curve che costeggiano verdi appezzamenti di terreno. Decidiamo di entrare attraversando un’entrata secondaria perché quella principale risulta chiusa, o perlomeno viene aperta solo in determinati giorni dai Vigili del Fuoco.

La prima cosa in cui ci imbattiamo è la chiesetta diroccata, usata dagli internati per sentir messa e per far sì che i bambini presenti alle Fraschette potessero ricevere la prima comunione.
L’aspetto religioso di questo campo di Alatri non è certo da sottovalutare: quello delle Fraschette, oltre ad essere l’unico dei duecento lager italiani fatti costruire dal fascismo ad essere rimasto parzialmente in piedi, è anche l’unico campo di concentramento in Italia ad aver avuto l’assistenza di un gruppo di suore, le “Giuseppine di Chambery” di Veroli, provincia di Frosinone. Un ruolo particolarmente importante è stato svolto in tal senso da madre Mercedes Agostini, il cui diario resta a tutt’oggi uno dei documenti più interessanti attraverso il quale poter ricostruire la quotidianità del campo. «Sua Eccellenza, il Vescovo di Alatri mons. Facchini – si legge in questo diario – uomo infaticabile e pieno del più ardente zelo apostolico, parlando con la nostra Superiora di Veroli del campo di concentramento a Le Fraschette di Alatri, mostrò tutto il suo dolore poiché vedeva ben 5.500 internati tra cui un numero rilevante di bambini senza quell’assistenza di cui avrebbero avuto estremo bisogno. La mortalità nel campo, specialmente tra i piccoli, era grande. I fanciulli infatti erano privi di ogni cura e lasciati per tutta la giornata in balia di se stessi. La ristrettezza delle baracche induceva le mamme a spingerli fuori».
Qui stavano in 5.500! Di quelle baracche di cui parla madre Mercedes oggi restano ruderi: qualche capannone semidiroccato che sta resistendo con grande fatica alle intemperie e alla neve che, spesso e volentieri, imbianca queste zone della Ciociaria in inverno. E’ possibile inoltre scorgere ciò che resta di quella che forse era una cucina ma forse no, poiché, come mi spiega Marilinda Figliozzi, l’esistenza o meno di una cucina all’interno del campo è parecchio discussa. Le Fraschette era dotato di una infermeria, di una biblioteca e, strano a dirsi, addirittura di una piscina! Propaganda o verità, quest’ultima? Di certo l’igiene era talmente problematica, come scriveranno gli stessi occupanti tedeschi, che doveva essere una specie di pozza delle malattie.

Tornando alla vita spirituale all’interno del campo, sempre madre Mercedes nei suoi scritti ricorda che le due figure di riferimento degli internati erano il vescovo Facchini e il cappellano padre Goffredo Anfussi. «Mons. Facchini – scrive la Agostini – considerò gli internati cuore del suo cuore. Dio solo sa il lavoro, le lotte che dovette sostenere per tutelare i diritti degli internati, per difenderli dai soprusi, per dar loro aiuti materiali e morali. Le sue visite al campo erano frequenti; spesso veniva a piedi, non badando al freddo, al caldo, alla pioggia. […] Il Padre cappellano del campo era Padre Goffredo. Il Padre, così era chiamato, fu tale non solo per i tripolini, ma per ogni altro membro del campo. I 5.500 internati furono tutti considerati come suoi parrocchiani amatissimi. I sussidi in denaro ottenuti personalmente a Roma e sollecitati con lo scritto raggiunsero qualche centinaio di migliaia di lire. Egli conosceva i bisogni di tutti e tutti adeguatamente soccorreva. Il Padre aveva adottato il principio di Don Bosco, quello cioè di non tenere mai in ozio. Solo così ebbe dei giovani esemplari in tutto, e di cui le famiglie erano orgogliose. Nella baracca-chiesa si svolgevano le funzioni, come in una parrocchia in efficienza».


Conservare la memoria, anche del male, è un dovere. Aiuta a capire, ad evitare il suo ripetersi, come un monito.
Non è facile del resto ricostruire il fenomeno dell’internamento italiano durante il secondo conflitto mondiale. Esistono opere di storici ad esso dedicate, ma non godono di alcuna risonanza fuori dal ristretto mondo degli accademici.  Per capirne di più, andrebbe divulgato il volume di Alessandra Kersevan Lager italiani.
Ma fermiamoci al campo delle Fraschette, per intanto.
Esso cominciò a funzionare nel luglio del 1942 quando venne realizzato un primo nucleo abitativo in cui poter ospitare all’incirca mille persone.
Per due anni, fino quindi al 1944, il campo è a tutti gli effetti un vero e proprio campo di concentramento. Il 7 gennaio 1944 – come ricordano Mario Costantini e Marilinda Figliozzi nel loro libro Le Fraschette di Alatri: da campo di concentramento a centro raccolta rifugiati e profughi, ad oggi unico testo completo in grado di ricostruire le vicende del campo – il capitano e comandante di Alatri, Schumacher, scrisse al Direttore del campo durante il conflitto: «Il campo di concentramento nelle sue attuali condizioni non è sopportabile nell’interesse dell’esercito germanico per la difesa dell’Europa e del mantenimento della sicurezza e dell’ordine delle retrovie. L’approvvigionamento alimentare degli internati è in parte deficiente, sia per mancanza di organizzazione provinciale, sia per la effettiva mancanza di viveri. In seguito alla mancanza di cure mediche e allo scarso nutrimento, come pure alla deficienza di igiene, è prevedibile fin da ora che il campo diverrà fonte di epidemie e malattie, ciò che costituirebbe un grande pericolo oltre che per la popolazione, per le Forze Armate germaniche. In considerazione di ciò, Vi prego di sollecitare presso i Vostri superiori lo sgombero del campo».
Il campo è stato dunque utilizzato in vari modi nel corso dei decenni. Quello che tanti ad Alatri – ma non solo – ricordano è un utilizzo successivo alla fine del secondo conflitto mondiale, ossia il centro raccolta profughi che ospitò centinaia di persone che chiedevano all’Italia una sistemazione abitativa e un lavoro, per ricominciare una nuova vita. Tuttavia, il fatto che si parlasse delle Fraschette come di un centro raccolta profughi e rifugiati ha fatto sì che in qualche modo si occultasse la primaria vocazione del campo stesso, quello cioè di essere un campo di concentramento fatto erigere dal regime fascista di Benito Mussolini. Questo ha comportato, di conseguenza, un disinteressamento delle istituzioni, soprattutto nazionali, ad investire su questa realtà affinché potesse emergere nel corso di questi anni un pezzo di memoria condivisa, ad uso soprattutto delle giovani generazioni.
Non è un caso che solo negli anni Novanta si ricomincia a scoprire la vera storia del campo, cioè la storia – come ricordato nella prefazione del libro di Costantini e Figliozzi – «di un villaggio baraccato nato per ospitare prigionieri di guerra e che finì poi per diventare un campo di concentramento nel corso della seconda guerra mondiale». In tal senso, si comprendono i ripetuti appelli degli storici locali e di tutti coloro interessati a tutelare ciò che resta del campo alle autorità politiche, in primis quelle regionali, affinché ciò che resta delle Fraschette non venga del tutto distrutto dalle intemperie e dall’incuria umana.
Mentre mi aggiro per il campo, tra rovi e sterpaglie noto qualche innocente capretta che bruca un po’ d’erba; qua e là, su ciò che resta dei muri che un tempo delimitavano le camerette degli internati, emergono le scritte di qualche vandalo o di chi non si rende conto – si spera – di violare con la sua volgarità un luogo reso sacro dalla sofferenza. Tutto intorno, resti di gomme di automobili, pezzi di vetro, bottiglie vuote ed altra immondizia.
Mi ripete Peter che «noi possiamo far diventare questo campo ciò che vogliamo, un parco, un museo: è solo una questione di volontà. Campi di concentramento come Auschwitz, Mauthausen, Bergen-Belsen, Treblinka sono conosciuti in tutto il mondo e le persone che ci vivono intorno non hanno aspettato che qualcuno agisse al posto loro; si sono dati da fare. Proprio quello che dobbiamo fare noi: serve un immediato coinvolgimento della Regione Lazio o del ministero dei Beni culturali o della Difesa perché il campo sta cadendo a pezzi offendendo chi ci ha patito».
Stiamo perdendo tutto, non perdiamo la memoria e ciò che può sostenerla.

Angelica Stramazzi

Bibliografia di riferimento:
Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943, ed. Nutrimenti, 2008.
Mario Costantini-Marilinda Figliozzi, Le Fraschette di Alatri: da campo di concentramento a centro raccolta rifugiati e profughi.

  

martedì 14 gennaio 2014

"le Fraschette" campo di internamento 

per "stranieri indesiderabili" e rifugiati


Il  Campo Fraschette dopo la guerra  ricostruito , con lunghe baracche in muratura e delimitato da una muraglia con torrette perimetrali e torri centrali di guardia. Era dotato di uno spaccio, dell’infermeria, di una biblioteca, dell’ufficio postale, della chiesa e perfino di una piscina.

Le testimonianze di internati trasferiti da altri campi e i ricordi di alcuni poliziotti in servizio affermano che era pulito, ordinato, ben curato dal personale di guardia e da alcuni internati che collaboravano nella pulizia, nella manutenzione e nella cura del verde. Tutto ciò traspare anche dall’unico e breve filmato della “Settimana Incom” del 17 marzo 1949 intitolato “Alatri il Campo dei profughi delle Fraschette”. 


Ma al suo interno doveva essere rispettata una rigida disciplina, su cui vigilavano i poliziotti  armati sempre di guardia.
Nelle Istruzioni di Polizia Militare in data 16 settembre 1947, (Busta 88, Fasc. 69), è riportato che nessuno estraneo poteva accedere al Campo se non con speciale autorizzazione, gli internati non dovevano aver contatti con borghesi se non per giustificati motivi, il corpo di guardia doveva essere sempre saldamente presidiato. Nella notte gli internati dovevano essere rinchiusi nelle camerate, se trovati fuori camerata e il loro aspetto mostrava intenti aggressivi si poteva far fuoco.
Un rapporto del 15.8.1947 inviato dall’Ispettorato Guardia di Pubblica Sicurezza del Min.Interno all’Ispettorato Generale del Corpo GG.P.S., riferisce che a Fraschette vi erano 127 agenti, tutti armati di moschetto mod. 1891 e con in dotazione anche 10 mitra Beretta e 2 mitragliatrici. Non tutti gli uomini avevano in dotazione la pistola, e anche le munizioni erano scarse.

In tale contesto si registravano, però, forti tensioni tra la popolazione e i poliziotti, come riportato nel rapporto del 19.8.1947 a firma del tenente di P.S. Welko Carbonetti che descrive gli incidenti tra agenti in libera uscita e alcuni cittadini di Alatri (compresi il sindaco e il vicesindaco).  
Nonostante ciò molti agenti si sono integrati, hanno fatto amicizia,  si sono sposati, e si sono stabiliti in Alatri.

Sugli internati, invece, i ricordi degli abitanti di Alatri sono molto vaghi e incerti, vi è memoria solo degli “apolidi” che a piedi raggiungevano Alatri avvolti dai loro lunghi pastrani neri. Ma il campo, ad esempio nel novembre del 1947, ospitava 13 greci, 8 francesi, 2 finlandesi, 3 egiziani, 3 di Danzica, 1 danese, 1 colombiano, 1 cinese, 35 cecoslovacchi, 3 brasiliani, 4 bulgari, 1 boliviano, 3 belgi, 54 austriaci, 7 americani, 15 altoatesini, 20 albanesi, 1 abissino, 1 honduregno, 3 inglesi, 3 iraniani, 3 libici, 3 lituani, 2 norvegesi, 4 olandesi, 2 ebrei, 80 polacchi, 1 portoghese, 27 romeni, 2 siriani, 40 sovietici, 19 spagnoli, 1 svedese, 17 svizzeri, 10 turchi, 50 ungheresi, 150 iugoslavi (serbi, croati e giuliani). I tedeschi erano infine 698.
Alla fine degli anni quaranta al Campo c’era un viavai di delegazioni straniere, Fraschette era al centro dell’attenzione e di esso si parlava sui giornali, in Parlamento e nel Consiglio Comunale.Anche Don Capone ricorda la dura disciplina mantenuta giorno e notte da militari armati che vigilavano per evitare fughe, per questo il Campo era protetto da reticolati di filo spinato e diviso a metà da un lungo muro che separava il “Campo1”, destinato ai più pericolosi, che non potevano uscirne mai, dal “Campo 2” destinato a internati a cui  era  consentito anche di uscire e raggiungere il centro abitato.



Nella primavera del 1950 la diplomazia italiana era stata chiamata ad affrontare il problema degli internati tedeschi rimasti nei campi di Fraschette e di Farfa Sabina. La stampa tedesca aveva pubblicato numerosi articoli in cui i due campi erano descritti come veri e propri lager in cui venivano gettati cittadini germanici incolpevoli, sottoposti senza ragione a violenze e privazioni materiali. Tali notizie avevano prodotto un certo turbamento nell’opinione pubblica.
In mancanza di una regolare rappresentanza diplomatica a Roma, il governo tedesco avviava i primi passi presso le autorità italiane attraverso una propria persona di fiducia in Italia. La scelta tedesca cadde sul conte Giovanni von Planitz, che nel maggio 1950 fu accreditato presso il Ministero dell’Interno e della Difesa della Repubblica italiana come “Incaricato speciale del Governo tedesco federale”, con l’incarico di responsabile della cura degli interessi degli internati tedeschi in Italia. Avvocato di origini tedesche, ma ufficiale in congedo dell’esercito italiano, il conte Von Planitz aveva iniziato ad operare fin dall’inizio dell’anno per il rimpatrio dei cittadini germanici internati a Fraschette.

Nello stesso periodo (inizio degli anni 50) quando l’I.R.O. (International Refugee Organisation) stava chiudendo i propri campi cominciarono ad arrivare i polacchi, cecoslovacchi e ungheresi di origine tedesca espulsi dai rispettivi paesi, nonché un nuovo flusso di oppositori dei regimi comunisti. Nei campi d'internamento sotto l'amministrazione italiana passarono moltissimi ustascia e militari austro-germanici, che nel tempo godettero dell'assistenza di monsignor Hudal e di padre Draganovic.
 
 Il direttore del Comitato austriaco della Pontificia Commissione Assistenza, Mons. Halois Hudal prestò particolare attenzione al problema degli internati austriaci e tedeschi raccolti nei campi di Alatri e di Farfa Sabina. Nell’agosto 1947, scrisse al Ministro dell’Interno Mario Scelba per condannare le condizioni in cui si trovavano gli internati e, pur dichiarandosi convinto che le autorità italiane avessero fatto il possibile, suggeriva però di trasferire i prigionieri tubercolosi, di separare i ragazzi di 15-16 anni dagli uomini, di soccorrere quelli provenienti dai Sudeti, abbandonati da tutti, e anche di integrare  il cibo. 
 Nell’ottobre successivo si rivolse ai propri superiori in Vaticano per perorare il rimpatrio dei prigionieri dai due campi. Nel marzo 1949 Hudal aiutò con denaro l’SS-Sturmbannführer Borante Domizlaff, processato e assolto nel luglio 1948 nel processo Kappler, e internato poi a Fraschette (“Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli  relativi a crimini nazifascisti”  istituita con legge 15 maggio 2003, n. 107)
Quando il Pontefice autorizzò la formazione della Pontificia Commissione Assistenza per i profughi, gli fu affidata la direzione del comitato per gli austriaci, attivo sino al 1950. Poiché questi ultimi erano poco numerosi, continuò a occuparsi anche dei tedeschi imprigionati nei campi di Fraschette e di Farfa. In proposito premette sull'American National Catholic Welfare Conference e sulla Segreteria di stato vaticana per ottenerne la liberazione. L'episcopato tedesco e la stampa italiana lo accusarono  apertamente di adoperarsi per liberare criminali di guerra come Kappler e Reder, da lui ripetutamente visitati.
Padre Stjepan Draganovic si interessò di far partire i propri compatrioti croati, invocando il loro integerrimo anticomunismo. Ancora nel 1951 trattava con le autorità di polizia per far imbarcare a Genova 150 croati, che voleva mandare in Bolivia.
Nel libro “Edoardo Facchini”, Don Giuseppe Capone, che a quel tempo sostituiva il cappellano militare, lo ricorda perfettamente”: “…Un sacerdote croato che si diceva essere perseguitato da Tito, contro il quale aveva scritto un ben documentato libro “Tito senza maschera”, una sera si era presentato in Seminario per passarvi la notte: era atteso – mi diceva – al Campo Fraschette alle ore antelucane del giorno successivo. Mi pregò di tenere segreta quella venuta, perché poi mi avrebbe spiegato. (…) Era il padre Krusnoslav Stjepan Draganovic., mons. Facchini lo aveva conosciuto quando si prodigava per i Croati del precedente campo e disse che forse veniva ancora per i suoi compatrioti, ma questa volta per visite di tutt’altro tipo. (…) Quella mattina rinunciai a capire ,(…) oggi però viene fuori che a fare la spola da Genova a Roma , tra un ufficio aperto in Albano tra la delegazione argentina e gli uffici romani della Croce Rossa per procurare documenti falsi c’era il P. Draganovic sulla cui attività a favore dei criminali di guerra il Secolo XXIX ha pubblicato il testo del rapporto del Foreign Office nel quale si dice che il prete, definito la mente che sta dentro l’organizzazione ustascia in Italia, interveniva ripetutamente e vigorosamente al quartier generale della Croce rossa Internazionale di Roma nel tentativo di influenzare la graduatoria dei profughi croati.(…). E sembra che al Dott. Draganovic siano stati accordati strumenti di natura officiosa che gli consentivano di recarsi di persona ai campi per consultare i vari leader ustascia” ( Adista n° 65 , 20 settembre 2003).(…)Padre Draganovic, venne anche una seconda  e terza volta, con lo stesso rituale e la stessa segretezza.”

Negli anni 1953-1955 diminuì notevolmente il numero di internati tedeschi mentre non risultano presenti internati austriaci, ma aumentò la presenza di “profughi d’oltre Cortina”. Nel 1956 infine gli Iugoslavi erano ben 464 su 615







dal libro "le Fraschette di Alatri da campo di concentramento a centro raccolta rifugiati e profughi" di Costantini e Figliozzi

Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo 


Laszlo Kubala e quella partita al campo Sanità di Alatri

 Kubala è il nome di un talentuoso giocatore ungherese che negli anni '50 fece le fortune del Barcellona; “Kubala” è anche il titolo di un film-documentario che Tibor Kocsis, regista magiaro, sta realizzando sulla vita dell'atleta, passando per storie, incontri, documenti, fotografie. Una ricerca che ha condotto la troupe ungherese fino al Campo Le Fraschette ad  Alatri.
Sì, perché Laszlo Kubala    giocò nel 1949, sul mitico campo della Sanità, una partita passata agli annali.
Ma chi era Kubala? Nato a Budapest nel '27, a poco più di 20 anni lasciò l'Ungheria, fuggendo dal regime comunista. Vestì la maglia di tre nazionali (Cecoslovacchia, Ungheria e Spagna) e, da talentuoso giocatore qual era, per dieci anni (dal '51 al '61) fece le fortune del Barcellona: con la maglia azul-grana vinse 4 campionati spagnoli, 5 Coppe di Spagna e 2 Coppe delle Fiere (l'antenata dell'attuale Uefa League).
La sua presenza ad Alatri si deve all'ingegno e alle capacità di Flavio Fiorletta, che riuscì ad organizzare un'amichevole tra la squadra locale ed una serie di campioni d'oltre cortina ma a quel tempo in Italia come esuli e profughi, alcuni al campo profughi Le Fraschette di Alatri.
Tibor Kocsis ed il suo aiutante Andras Horvath, con la collaborazione dell'operatore Francesco, hanno così ricostruito la gara, intervistando quei ragazzi del '49 e raccogliendo aneddoti e particolari inediti, il tutto grazie anche al lavoro svolto dietro le quinte dal giornalista Rolando Mignini e da Marilinda Figliozzi.
Tanti gli episodi emersi nel corso delle interviste e che hanno visto protagonisti Raniero Rossi, Valerio Del Greco, Guido Pietrobono “Pandora”, Tommaso Minnucci, Remo Fiorletta, Peppe Evangelisti, Vincenzo Papitto, Pasqualino il barbiere e Sistino “Ciccio” Macciocca. Qualche esempio? “Kubala era un giocatore molto elegante, sempre disponibile ed educato. Un signore”, “Non voleva che si sapesse la sua vera identità, poiché non aveva documenti con sé”. Tibor Kocsis si è detto soddisfatto e sorpreso dalla quantità e dalla qualità del materiale raccolto: “Alatri è stata una vera scoperta, in ogni senso. Abbiamo trovato un paese bellissimo e delle persone molto disponibili, che ci hanno aiutato tantissimo. Abbiamo raccolto molte storie per il film, molto più di quanto ci aspettavamo”. Il documentario su Kubala dovrebbe veder la luce entro il 2015.
Ma, a proposito, come finì quello storico incontro di calcio?  Vinsero “loro” per 2-0, ma solo perché decisero di non giocare...”. E nella foto sottostante, lo scatto di questa storica partita: Laszlo Kubala è al centro della scena con la maglia a righe verticali 
 Articolo Di Pietro Antonucci 
I giocatori della squadra locale  hanno una striscia orizzontale bianca sulla maglietta.
Da sinistra Remo Fiorletta,l’ungherese Toth “prestato” all’Alatri, Remo Rossi, Sordi, Antonio Vona, Rocco di Giulio,
in Basso: Edmondo Vona, Incitti, Sardini, Bartolotti
Alcune immagini delle riprese per il Film 
sulla vita di Kubala





















martedì 16 aprile 2013



Bibliografia




Costantini Mario  “LE  FRASCHETTE DA CAMPO DI CONCENTRAMENTO A LUOGO DELLA MEMORIA”
ediz A.P.C Frosinone  Tipografia   Bianchini  Ceccano 2006

Costantini Mario- Figliozzi Marilinda -“LE FRASCHETTE DI ALATRI DA CAMPO DI CONCENTRAMENTO A CENTRO RACCOLTA RIFUGIATI E PROFUGHI”
Ediz A.P.C Frosinone  Tipografia   Bianchini  Ceccano 2009

Capogreco Carlo Spartaco – “I CAMPI DEL DUCE – l’internamento civile nell’Italia Fascista (1940-1943)”
ed Einaudi  2004 collana Gli struzzi

Simonetta Carolini ( a cura di) - “PERICOLOSI NELLE CONTINGENZE BELLICHE- gli internati dal 40- 43
ed ANPPIA 1987 Roma tipografia SEA via Albertoni 76 Roma

Slavica Plahuta – “SLOVENSKI IN CRNOGORSKI INTERNIRANCI IN NARODNOOSVOBODILNI BOJ NA GORISKEM ( in  jeseni 1943 in pozimi 1944)”
Nova Gorica 2004

Kersevan Alessandra –Un campo di concentramento fascista:  Gonars , 1942-1943
Kappa vu 2003

Kersevan Alessandra – “LAGER ITALIANI –pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943 “
Roma : Nutrimenti, 2008

MEMORIE DEL TEMPO DI GUERRA : l'opera di assistenza di un drappello di suore Giuseppine tra gli internati civili del campo delle Fraschette di Alatri 18 luglio 1943-6 aprile 1944
Tip. di Casamari, 1959

Capone Don  Giuseppe -  “LA PROVVIDA MANO
 tip Casamari Veroli 1971

Galluccio Fabio – “I LAGER IN ITALIA”
Non luoghi- libere edizioni 2003 tipogr DSB di Seren del Grappa Belluno

Costantini Mario  e altri autori “EDOARDO FACCHINI: sacerdote,vescovo,patriota”
ediz  A.P.C Frosinone  Tipografia   Bianchini  Ceccano 2004

Galimberti Sergio-SANTIN: UN VESCOVO SOLIDALE”
Mgs Press 2000

Tone FerencNEUOPGLJIVI ZAKON RIMA la legge inflessibile di Roma” volume 1 - anni 1941-1942
 Ljubljana : Drustvo piscev zgodovine NOB, 2004

Tone FerencNEUOPGLJIVI ZAKON RIMA la legge inflessibile di Roma”volume 2.-.anno 1943
 Ljubljana : Drustvo piscev zgodovine NOB, 2004

Atti del convegnoDossier le fraschette di Alatri
Ed APC 2002

Cerceo Vincenzo-CRONACA DI UN’INFAMIA –le Fraschette di Alatri campo di internamento per Slavi”
ed La nuova Alabarda Trieste 2003

Centra Luigi – “I DEPORTATI”
tipografia la Monastica” Abbazia di Casamari

Di Sante Costantino – “STRANIERI INDESIDERABILI”. Il Campo di Fossoli e i “centri raccolta profughi” in Italia (1945-1970)
Verona, Ombre Corte, 2011

Mignini  Rolando -“OLIO,  PETROLIO, BENZINA MINERALE, PER VINCERE L’ALATRI CI VO’ LA NAZIONALE 1947- 1997 cinquant’anni di storia del calcio ad Alatri”
Arti grafiche Tofani  1998

Margitic R. Milorad “FROM KRAGUJEVAC TO AMERICA a personal journey
MRM Wiston-Salem,NC 2007

 Kardos Nicola -“ IL CAMMINO VITALE DEL PARTIGIANO KIRIJIA”
 TAF azienda grafica – Corridonia 2009

Guastamacchio Fabio“IL PROFUGO ITALIANO, STORIA DI UN ITALIANO D’EGITTO…”
Mediagraf Spa Monterotondo 2012

Fanfarillo Rita -“A ZIO GIUSEPPE” Alatri 2007

mercoledì 10 aprile 2013


INTERVENTI DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI CRISTIANI
in collaborazione con le Associazioni combattentistiche e d’Arma
PER LA VALORIZZAZIONE DELL’AREA DELL’EX CAMPO “LA FRASCHETTE” di ALATRI


29.04.2000
Richiesta dell’A.N.P.C. di Frosinone all’Archivio Storico del Comune di Bolzano di notizie sulla presenza nel Campo di concentramento di quella città degli internati del Campo di Fraschette di Alatri e trasferiti nell’aprile 1944 nel campo di concentramento di  Fossoli in Carpi

12.06.2000
Richiesta della Segreteria regionale del Lazio della Associazione Partigiani Cristiani al Ministero per i beni e le attività culturali - Direzione generale perché  l’area dell’ex Campo di concentramento “Le Fraschette” di Alatri sia dichiarato “particolarmente importante” ai sensi della legge 1.6.1939,n.1089.
L’iniziativa dell’A.P.C. è condivisa anche dall’A.N.D: (Ass. Naz. ex Deportati) della Fondazione internazionale Ferramonti, dall’ANPPIA e  dall’ANPI

2.04.2001
L’Ass. Partigiani Cristiani - Segreteria Regionale del Lazio - sollecita la conclusione della pratica per ottenere la dichiarazione  di ”particolare importanza” ai sensi della legge 1.06.1939, avanzato dalla stessa Associazione al Ministero dei Beni Culturali in data 12 giugno 2000.
La pratica si trova presso la Sopraintendenza del Lazio, competente alla istruzione e alla emissione del decreto.

20.02.2002
Contatti con l’APC di Trieste (Segretario prov.le Dr. Pietro Trebiciani) per la ricerca di notizie sulla eventuale presenza nella zona degli internati dell’ex Campo di concentramento “Le Fraschette” di Alatri trasferiti al Campo di Fossoli (Carpi) nell’aprile 1944.

24.04.2002
Sala Biblioteca comunale di Alatri - CONVEGNO di STUDI sul tema: “ Campi di concentramento fascisti tra oblio e indifferenza; il caso del campo “Le Fraschette” di Alatri “.
A cura dell’APC, in collaborazione con ANED e il patrocinio del Centro per i luoghi della memoria - Fondazione Ferramonti di Cosenza
Relatore: prof. Carlo Spartaco Capogreco, Docente di storia contemporanea dell’Università della Calabria
Comunicazioni di : Don Giuseppe Capone, Carlo Costantini, Danilo Sacchi, autore del libro “Fossoli, transito per Auschwitz” Luigi Centra, autore del libro “I deportati”,  Gioacchino Giammaria - Presidente Istituto Storia e Arte del Lazio Meridionale,  Mario Costantini, coordinatore del Convegno. Saluto del Sindaco Cittadini

23.12.2002
 Incontro promosso dall’APC di Alatri con l’Associazione Carabinieri in congedo  e l’Associazione Bersaglieri per esaminare  proposte per la valorizzazione dell’ex Campo “Le Fraschette”

27.12.2002
Trasmissione al Sindaco Morini del dossier “Il Campo di concentramento “Le Fraschette di Alatri a 60 anni dall’inizio della costruzione”.

06.02.2003
Incontro con il Sindaco Morini delle Associazioni partigiani ed ex combattenti per la  “Memoria” dell’ex Campo “Le Fraschette” di Alatri

25.05.2003  
Riunione dell’APC con l’Associazione Carabinieri  e l’Associazione Bersaglieri per esaminare la proposta di realizzazione del “Museo della memoria dell’ex Campo di concentramento “Le Fraschette” di Alatri”

11.10.2003
 Visita al campo di concentramento di Fossoli in Carpi di una delegazione composta  dall’ANPC e dalle Associazioni combattentistiche e d’arma: Carabinieri, Bersaglieri e Ufficiali in congedo, guidata dal Sindaco  Morini.
Visita al Museo di Carpi
Contatti con i dirigenti della Fondazione e con la Autorità locali

2002 – 2003
Azione congiunta tra le Associazioni combattentistiche e d’arma e l’Associazione Partigiani Cristiani per sensibilizzare le Istituzioni e la cittadinanza per la valorizzazione dell’area dell’ex campo “Le Fraschette”

03.01.2004
Delibera n. 7 della Giunta comunale di Alatri (Sindaco Morini – vice Sindaco   Di Fabio)  avente per oggetto:  Concorso Nazionale di Idee per la    valorizzazione della memoria  storica dell’ ex Campo di concentramento Le Fraschette di Alatri

28.01.2004
Chiesa Scolopi di Alatri -  “Giornata della Memoria” organizzata dal Comune di Alatri con relazioni del Dirigente prov.le dell’ A.N.P.C., Carlo Costantini, sull’ ex Campo di concentramento “Le Fraschette e dello lo scrittore Fabio Galluccio   

Dicembre 2004   
Stampa del volume: “EDOARDO FACCHINI: sacerdote,vescovo,patriota” di Mario Costantini  e altri autori.
Nel volume alla III e IV parte ampio spazio è riservato alle vicende del Campo “Le Fraschette”.
A cura dell’A.P.C. - Ass. Partigiani  Cristiani - Frosinone
Tipografia Cav. M. Bianchini e Figli sas - Ceccano - pagg. 200
Stampato con il contributo dell’Assessorato alla Cultura della Regione  Lazio.

Dicembre  2005  
Stampa della II edizione del volume:  “EDOARDO FACCHINI sacerdote, vescovo, patriota”
di Mario Costantini e altri autori
Nel volume alla III e IV parte ampio spazio è riservato alle vicende del Campo “Le Fraschette” .
A cura dell’APC - Ass. Partigiani Cristiani - Frosinone
Tipografia Cav. M. Bianchini e Figli sas - Ceccano pagg. 222   Stampato  con il contributo dell’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio.

21.10.2004
Delibera n. 282 della Giunta comunale di Alatri avente per oggetto: Nomina Commissione di Studio per la valorizzazione storica del Campo ”Le   Fraschette”  e lettera del sindaco Morini prot. 309 del 5.01.2005. 

29.06.2005
Delibera n. 200 della Giunta comunale di Alatri avente per oggetto: richiesta contributo alla Regione Lazio per ricerca e didattica della storia – voci e documenti del Campo Fraschette. 

2006
Iniziativa dell’ Assessore Iannarilli per lo stanziamento di fondi per “Le Fraschette” nel bilancio partecipato regionale del 2006 e comunicazione dell’ on. De Angelis. 

24.05.2006
Delibera n. 318 della Giunta regionale del Lazio per lo stanziamento di cui sopra. 

21.06.2006
Delibera n. 14 della Giunta comunale di Alatri (Sindaco Magliocca – vice Sindaco De Santis Gianfranco) avente per oggetto: Programma straordinario di investimenti minori per lo sviluppo dei Comuni del Lazio. Contributo Regione  Lazio per acquisto complesso “Le Fraschette”. 

02.12.2006
Salone dell’Ostello della Gioventù in Fraschette di Alatri
Secondo Convegno di Studi sul tema “I campi di internamento in Italia - Il Campo di internamento Le Fraschette di Alatri (1940 - 1945)”
promosso dall’A.N.P.C. con l’ A.N.P.I. regionale, l’ Archivio di Stato di Frosinone, il Liceo “Pietrobono” e l’Istituto d’Istruzione Superiore di Alatri, realizzato con il contributo della Regione Lazio.
 Relatori: Olini - Segretario naz.le APC - Rendina, Presidente reg.le ANPI Fabio Galluccio e Don Giuseppe Capone  storici,  Marilinda Figliozzi, ricercatrice, Giovanni Taurasi, direttore della Fondazione “Fossoli”
 Interventi: avv. Remo Costantini - Ass. alla cultura del Comune di Alatri
Consigliere prov.le  Semplici, in rappresentanza del Presidente Avv. Scalia - Franco Nardi dell’Archivio di Stato di Frosinone -Padre Umberto Fanfarillo - D. Claudio Pietrobono - DirettoreArchivio storico diocesi Anagni-Alatri.
Presenti tra gli altri: Dr. Campetelli - Sindaco di Carpi - Della Posta Assessore prov.le  - Consiglieri Comunali di Alatri  Di Fabio, Lisi, Cianfrocca e vari studenti degli istituti superiori di Alatri
Conclusioni: Carlo Costantini - segretario prov.le APC
Vengono proiettati CD degli studenti del Liceo “L. Pietrobono” di Alatri e un filmato dell’Istituto “Luce”.

02.12.2006
Salone dell’Ostello della Gioventù di “Le Fraschette” di Alatri MOSTRA DOCUMENTARIA sull’ex Campo “Le Fraschette” di Alatri a cura   dell’A.P.C. di Frosinone e la partecipazione dell’Archivio di Stato di Frosinone e del Liceo “L. Pietrobono” di Alatri


Dicembre /2006
Stampa del volume: ” LE  FRASCHETTE da campo di concentramento a  luogo della memoria”  di Mario Costantini
A cura dell’APC - Ass. Partigiani Cristiani - Provincia di Frosinone
Tipografia cav. M. Bianchini e Figli sas - Ceccano - pagg. 195
Stampato con il contributo della Regione Lazio - Assessorato alla Cultura 

Ottobre 2007
Indagine svolta tra i cittadini di Alatri – con diffusione di apposito questionario  - per conoscere le  proposte per la valorizzazione dell’ex Campo  e per la  realizzazione all’ex  Campo “Le Fraschette”  di un luogo della memoria
organizzato dall’Ass. Partigiani Cristiani – con il contributo della Regione Lazio
 Esiti dello stesso e comunicazione alle Istituzioni interessate

15.02.2008
 Emanazione da parte del Ministero dei Beni e Attività culturali del provvedimento di tutela diretta ai sensi dell’art. 10, comma 1 del D.Leg.vo 42/2004 e s.m.i.  a seguito delle note della Soprintendenza per i Beni Architettonici e  tutela del Patrimonio storico-artistico del Lazio prot. 7540/A, presentata il 16/07/2001,  prot.20/R
Il provvedimento era stato richiesto il 12 giugno 2000 e sollecitato il 2 aprile 2001 dall’Ass. Partigiani Cristiani - Segreteria reg.le del Lazio.

26.01.2009
GIORNATA DELLA MEMORIA presso il liceo scientifico “Martino Filetico” di Ceccano
Allestimento nell’atrio del Liceo di una mostra documentaria sul campo delle Fraschette di Alatri 
Le classi V, in Aula Magna   partecipano ad una lezione-dibattito tenuta da . Carlo Costantini, presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani;

Dicembre 2009   
Stampa del volume: “ LE FRASCHETTE di Alatri,  da campo di  concentramento a centro raccolta rifugiati e profughi di Mario Costantini e Marilinda Figliozzi  
a cura dell’ANPC - Ass. Naz. PartigianiCristiani - Frosinone
Tipografia Cav. M. Bianchini e Figli sas - Ceccano - pag. 99
Stampato con il contributo dell’Assessorato alla Cultura della  Regione Lazio

Sett.-Dic. 2010
CONCORSO INTERNAZIONALE DI IDEE per la realizzazione di una stele/monumento in memoria degli internati e delle vittime del Campo “Le  Fraschette”indetto dall’ANPC di Frosinone con il contributo della Regione Lazio Assessorato alla Cultura
20 settembre      pubblicazione del Bando
10 dicembre        riunione della Giuria e proclamazione dei vincitori
28 dicembre        Premiazione dei vincitori

31.10.2011
L’ANPC (Ass. Naz. Partigiani Cristiani) di Frosinone coinvolge gli Istituti scolastici di Alatri al problema della valorizzazione dell’ex Campo “Le Fraschette” di Alatri

25.04.2012
MOSTRA DOCUMENTARIA sulle vicende dell’ex Campo “Le Fraschette” di Alatri nell’Aula Magna del  Liceo “L. Pietrobono” di Alatri, al termine di una campagna per la raccolta di materiale relativo alla vita dell’ex Campo dal 1942 al 1976, svolta con la piena collaborazione del LICEO “L. Pietrobono”.

28.05.2012
 L’ A.N.P.C. di Frosinone si impegna e dichiara di essere disponibile a partecipare come partner al progetto promosso dal Comune di Alatri denominato “Museum of Memory” che si prefigge come obiettivo di ricostruire la storia e la memoria della deportazione nei campi di concentramento.

Dicembre 2012 
Patrocinio e collaborazione dell’ANPC per la realizzazione del calendario 2013 ““Gocce di memoria” con immagini della storia e degli internati del Campo

08.02.2013
 L’ANPC sollecita l’Amministrazione comunale di Alatri all’acquisizione dell’intera area dell’ex campo “Le Fraschette”

13 aprile 2013
Patrocinio dell’ANPC al concorso di poesia, letteratura e arti visive “Gocce di memoria” e collaborazione nell’allestimento di una mostra documentaria presso il Chiostro San Francesco di Alatri

14 dicembre 2013
Aula magna dell’Istituto di istruzione superiore Anton Giulio Bracaglia di Frosinone
A cura dell’ANPC lezione-dibattito sul tema :
“la storia del campo Le Fraschette di Alatri:da campo di concentramento a luogo della memoria”
Con interventi del dirigente scolastico Prof. Giona,di Carlo Costantini, presidente provinciale dell’ ANPC e di Marilinda Figliozzi , autrice di un libro sul tema.

13-14-15 dicembre 2013
Allestimento nell’atrio dell’Istituto di istruzione superiore A. G. Bracaglia di Frosinone di una mostra documentaria sul campo delle Fraschette di Alatri